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La presente tesi nasce da un intreccio di interessi sia teorici che pratici legati a due ambiti, solo apparentemente, distanti e diversi come quello teatrale e quello della traduzione. Si propone di affrontare la disciplina della traduzione teatrale da diversi punti di vista, compresa la semiotica del teatro.

Per favorire il raggiungimento di tale obiettivo, questo lavoro è strutturato in quattro parti e si conclude con la traduzione e l’interpretazione del saggio «Tradurre per gli attori» di Robert W. Corrigan, pubblicato nel 1961 nella raccolta Craft and Context of Translation a cura di Arrowsmith e Shattuck.

La prima parte presenta il testo teatrale e la sua composizione.

La seconda partendo da alcuni accenni storici, delinea le caratteristiche proprie che distinguono la traduzione teatrale dalle traduzioni di altri tipi di testo: la dominante della recitabilità e dell’accettabilità nella cultura ricevente è la caratteristica fondamentale.

La terza parte presenta le diverse concezioni della dialettica tra testo scritto (testo drammatico) e messinscena (testo spettacolare) e le scelte che il traduttore deve fare nell’affrontare la traduzione.

Infine la quarta parte analizza il rapporto tra le figure principali coinvolte nel processo traduttivo: l’autore dell’opera, il traduttore, l’attore e lo spettatore.

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