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“Della morte no. Io sono d’accordo con gli epicurei. Finchè son viva non c’è la morte,  quando c’è la morte non ci sono più io. Quindi non ha senso aver paura”
(Margherita Hack, rispondendo alla domanda: Di cosa ha paura?)

Sono passati pochi giorni dall’arrivo della triste notizia della morte di Margherita Hack, astrofisica, scienziata e scrittrice italiana che è sempre stata considerata un orgoglio per il nostro Paese. Mente brillante, intelligenza vivace ed amore per l’insegnamento, Margherita Hack viene ricordata con ammirazione e gratitudine da tutti coloro che hanno apprezzato le sue scoperte, le teorie e che hanno avuto modo di leggere uno dei numerosi libri da lei pubblicati negli anni.

A tal proposito, vorrei ricordare un’opera in particolare, il libro “Io credo, dialogo tra un’atea e un prete”, pubblicato lo scorso anno. Come da titolo, si tratta di un confronto aperto tra Margherita Hack, dichiaratamente atea ma dalla sensibilità cristiana, e Don Pierluigi Di Piazza, prete di frontiera che ha fondato il centro di accoglienza dedicato a Padre Ernesto Balducci, tra i primi in Italia. A far da mediatrice in questi dialoghi è Marinella Chirico, che ha poi curato il volume per le edizioni Nuova Dimensione. Il libro è un confronto perpetuo su argomenti come diritti, solidarietà, fede, politica, ma anche dell’amicizia ventennale che lega queste due personalità. Infatti, nel 1993, Don Pierluigi Piazza aveva chiamato Margherita Hack nella sua chiesa per un dialogo tra fede ed ateismo, e da quel momento vi erano stati altri incontri tra di loro, tutti all’insegna dello scambio e della riflessione. Per dirla con le parole di Piazza: “Quando una persona afferma di essere credente, ed un’altra dice di essere atea, lì comincia il discorso, non finisce”. Questo è il principio alla base dell’opera, ben lontana da prese di posizione e chiusura mentale, bensì basata sulla voglia e l’opportunità di allargare i propri orizzonti e prendere in considerazione punti di vista opposti. 

Alla presentazione del libro, a Firenze, moltissime persone erano andate ad assistere, mosse dalla curiosità e dall’interesse per questa contrapposizione di menti e percorsi diversi ma in un certo qual modo affini. 

Il libro contiene anche due lettere scritte da Margherita Hack e da Don Pierluigi Di Piazza, e delle foto che ritraggono entrambi durante i loro numerosi incontri, nel periodo in cui preparavano la stesura del libro. In alcune di esse compare anche Aldo, marito di Margherita, con cui ha condiviso quasi settant’anni della sua vita. 

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